A Lucca l’inaugurazione del Centro Studi di Storia Contemporanea “Carlo Gabrielli Rosi”

Verrà inaugurato dal sindaco di Lucca Mario Pardini, venerdì 9 settembre alle ore 18, il Centro Studi di Storia Contemporanea “Carlo Gabrielli Rosi”. La sede si trova a Lucca in via Mordini 48 e custodisce faldoni d’archivio dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà, le storie dei partigiani cattolici e autonomi da Manrico Ducceschi detto “Pippo” a Leandro Puccetti, l’archivio di Walter Ramacciotti e numerosi documenti legati al Novecento, a Maria Eletta Martini, Augusto Mancini e molte personalità della città e della provincia che hanno contribuito a edificare il percorso democratico del nostro paese. Il Centro Studi di Storia Contemporanea è diretto da Simonetta Simonetti e Andrea Giannasi e si arricchirà di un comitato scientifico con studiosi provenienti da tutta Italia.

La sede custodisce anche numerosi cimeli e oggetti, provenienti dal Museo della Liberazione di Lucca, che per oltre 30 anni ha avuto sede a Palazzo Guinigi in via S. Andrea. Inoltre il Centro Studi conserva una curiosità storica unica: il labaro originale dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà, che realizzato alla fine degli anni Cinquanta riprendeva il Pegaso, simbolo del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale voluto dal presidente patriota antifascista Carlo Ludovico Ragghianti. Da questo pezzo unico, alla metà degli anni Settanta fu realizzato il labaro della Regione Toscana, in tutto identico all’originale conservato a Lucca.

Il Centro Studi è doverosamente dedicato a Carlo Gabrielli Rosi, un uomo che per anni ha rappresentato con l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, aderente alla Federazione Italiana Volontari della Libertà, l’anima bianca della Resistenza, fatta di uomini, donne, sacerdoti che hanno saputo lottare anche senza armi contro i totalitarismi e il male.

Rosi era nato a Lucca il 21 febbraio del 1924 e ci ha lasciato il 5 settembre del 2008. Nel periodo bellico, da studente liceale, ebbe molto a cuore la salvezza del nostro territorio e con grande sacrificio riuscì ad evitare che le artiglierie dell’esercito tedesco potessero essere trasportate sulle Pizzorne. Nell’estate 1944, per quasi 50 giorni, percorreva ogni giorno fino a 20 chilometri di terreno montagnoso: avvicinava i rastrellati sull’altopiano spiegando loro di non collaborare o di sabotare il lavoro dei tedeschi. Riuscì a rallentare e vanificare il progetto. Partecipò attivamente alla Resistenza prima a Lucca a fianco del professor Aldo Muston, poi tenendo i collegamenti tra la città e il II Distaccamento dell’XI Zona.  Sfuggito all’arresto da parte dei fascisti, fu combattente nelle fila del Gruppo Comando-Settore Nord dell’XI Zona.

Infaticabile storico, il suo ultimo lavoro è stato «Ricordi di guerra e di pace, donne e uomini della provincia di Lucca». Era un grande conoscitore anche del folklore, le sue opere (vari volumi di «Leggende e luoghi della paura» e de «Il linchetto») hanno rappresentato un utile strumento per tanti allievi. Tra i fondatori del Comitato Patrioti lucchesi nato nel 1948, poi di ATVL, è stato una presenza fondamentale nell’Istituto Storico della Resistenza che ha contribuito a fondare nel 1977, condotto per anni con l’onestà intellettuale che gli apparteneva. Ha fondato nel 1989, in seno all’ATVL, il Museo della Liberazione, per anni punto di riferimento per la Pace e luogo simbolo contro tutte le guerre, dove personalità come Sergio Mariani, Pietro Petrocchi, Nuska Hoffman, Walter Ramacciotti, e tanti altri, per anni hanno accolto visitatori e scolaresche per visitare un luogo unico. Il Museo diventò ben presto luogo di incontro, studio e aggregazione, con la scelta forte di non esporre mai armi e di perseguire un disegno ‘europeo’ nel lavorare per la Pace e la Memoria. Importanti, in questo senso, i fondi dedicati alla Resistenza tedesca (la rosa bianca), allo sterminio, ai combattenti della Brigata Ebraica, ai Polacchi del Generale Anders, ai brasiliani di Mascarenhas de Moraes, ma anche le bende di Don Aldo Mei, i certosini della Farneta e i ricordi di tanti lucchesi, che furono donati al Museo affinché servissero alle nuove generazioni come monito.

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