Il sindaco Mario Pardini ha ricevuto oggi (11 ottobre) a Palazzo Orsetti la figlia di Nuska Hoffman, l’indimenticata testimone dell’Olocausto che per anni ha raccontato alle scolaresche lucchesi, al museo della Liberazione di Lucca, l’orrore dei campi di concentramento. Hana, questo il nome della figlia di Nuska, è stata accompagnata dalla famiglia, insieme a Simonetta Simonetti e Andrea Giannasi.

La sua è una storia che è doveroso ricordare. Nata nel 1926 a Wadowice in Polonia, Nuska era figlia di un commerciante. Dopo l’invasione del paese – nel settembre del 1939, da parte delle truppe tedesche – iniziò la persecuzione e i cittadini di religione ebraica vennero rinchiusi nel ghetto, poi nel 1942 iniziò il loro sterminio.

Il 2 luglio venne selezionata con molti altri adolescenti e separata dalla famiglia. Dopo aver vissuto nello Judenrat, Nuska venne condotta con un treno merci al campo di Gabersdorf, in Cecoslovacchia, mentre i genitori e la sorella Ela furono inviati ed uccisi ad Auschwitz.

In quel campo Nuska passò tre inverni ed altrettante primavere lavorando nelle fabbriche tessili prima di essere liberata dalle truppe sovietiche, il 15 maggio del 1945. Ricevette poi sostegno a Bielsko Biala, grazie ai soldati della Brigata ebraica, che la aiutarono prima stabilirsi a Vienna, poi sul Lago Maggiore e infine a Roma a Castel Gandolfo, dove il Papa aveva messo a disposizione dei profughi alcune abitazioni. Nel frattempo aveva conosciuto un altro sopravvissuto, Chaim Wiener, da cui nel 1947 ebbe proprio la figlia Hana. Nel 1948 la famiglia si trasferì in Palestina dove ad accoglierli fu Gaio Schlain, l’uomo che diventò il secondo marito di Nuska, da cui nacquero Nathan ed Ela. Nel 1992 Gaio venne nominato professore di lingua e letteratura ebraica all’università di Pisa e così con Nuska si trasferì in l’Italia.

Vennero a vivere qui a Lucca, dove lei conobbe Carlo Gabrielli Rosi e si unì ai soci dell’Associazione toscana volontari della libertà (Atvl), che allora animavano le attività del Museo della Liberazione.

Per il suo lavoro sulla memoria, il 30 settembre del 1994 Nuska venne accolta in udienza da Papa Giovanni Paolo II e il 27 dicembre 1999 fu nominata cavaliere dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Dopo aver incontrato migliaia di alunni al Museo della Liberazione e nelle scuole, Nuska Hoffman morì nella notte tra l’11 e il 12 maggio 2006, lasciando una grande eredità nelle mani dell’Associazione toscana volontari della libertà.

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