I documenti che testimoniano le posizioni nettamente antifasciste di Enrico Mattei

Presidente Enrico Mattei, intervento di apertura della seduta della Giunta FIVL dell’11 marzo 1961 a Roma, Via del Tritone 125.

[…] In maggio si riunirà a Parigi il Congresso Mondiale della FMAC [Federazione Mondiale dei Veterani di Guerra, n.d.r.] e la nostra partecipazione dovrà come sempre assolvere onorevolmente ai compiti di rappresentanza che ci derivano dall’essere l’unica organizzazione della Resistenza aderente al massimo consesso internazionale di ex combattenti.

Tra l’altro abbiamo assunto l’iniziativa di presentare alla ormai prossima Assemblea Generale della FMAC una mozione sulla “collaborazione tra l’Europa e le nuove Nazioni afro-asiatiche”. Tale mozione, per lo spirito che la informa, non poteva essere presentata che dalla nostra Associazione. Noi riteniamo infatti che il travaglio politico ed economico caratterizzante la rinascita dei paesi afro-asiatici sia una storica e ideale continuazione della lotta di Resistenza combattuta dai popoli d’Europa contro le loro dittature; stimiamo pertanto che i nostri popoli debbano essere i primi a collaborare con quelli d’Africa ed Asia per aiutarli a superare le incertezze e le difficoltà da essi incontrate. […]

Mattei passa all’esame del punto 4 e precisa che nelle cartelle i delegati troveranno copia di una mozione che la FIVL ha intenzione di presentare alla IX assemblea della FMAC. Il Presidente invita Ferrando a darne lettura. “La IX Assemblea generale della FMAC, richiamandosi al testo e allo spirito della Risoluzione n. 10 della Commissione II votata dall’VIII Assemblea della FMAC tenutasi a Roma, riconoscendo nella rinascita dei popoli africani ed asiatici il segno più evidente di una maturazione della coscienza liberale del mondo moderno, convinta che tale idea liberale trova, in una giusta prospettiva storica, uno dei suoi principali stimoli nella Lotta di Liberazione dal nazismo, dal fascismo e da ogni tirannide a suo tempo combattuta dai popoli europei in nome di una libertà di autodeterminazione e di coscienza che non potesse essere – e non fu intesa, infatti, come tale – patrimonio di alcuni pochi a danno di altri, certa che i popoli d’Europa sono favorevoli a che nuovi membri della comunità mondiale debbano trovare autonomamente la via per realizzare le loro più profonde e legittime aspirazioni, certa altresì che all’Europa, in nome della sua tradizione di libertà e di progressi, spetti non solo il diritto ma anche il dovere di collaborare, su un piano di perfetta parità con quei popoli affinché essi possano al più presto, e senza dover superare un ingiusto travaglio, realizzare le proprie fondamentali aspirazioni, persuasa che ogni collaborazione in tal senso debba spazzare via preliminarmente ogni antiquata dottrina e concezione di tutela politica, di paternalismo e di sfruttamento economico, e che pertanto una profonda revisione di concetti, di mentalità, di moralità debba essere compiuta dalla parte migliore e più consapevole degli Europei, notando che questa revisione non può essere compiuta che nel nome e nel segno della Resistenza a qualunque forma di oppressione e che soltanto richiamandosi a questa matrice ideale la coscienza europea può rinnovare in pieno la sua migliore e più grande tradizione storica, mentre invita i governi d’Europea a voler portare avanti il processo di costruzione europea quale unico mezzo per accantonare definitivamente le rivalità economiche e politiche che furono tra l’altro cause dell’imperialismo e del colonialismo, fa appello alle Associazioni coscienza democratica del problema delle collaborazioni con i popoli afro-asiatici nelle spirito delle loro aspirazioni all’indipendenza, alla libertà ed al progresso sociale, premesse fondamentali per la pacifica e civile evoluzione del mondo futuro. […]