ATVL-Lucca-Antifascismo-cattolico

Per troppi anni la data del 25 aprile è stata divisiva, frutto del male che ha colpito la Resistenza, divenuta ambito di una sola parte politica. E così anche l’antifascismo ha assunto non più il ruolo ampio emerso dalla Lotta di Liberazione, ma si è fatto solo schema alternativo al fascismo, finendo con assumerne le sembianze di gabbia. La storia è stata dimenticata e raccontata per contrapporre e dividere, erodendo il fronte resistenziale. L’anagrafe ha compiuto il passo successivo, facendo perdere tutti quei partigiani e patrioti che composero la vasta galassia del mondo che si oppose al nazifascismo. Coloro che potevano raccontare cosa fu veramente la Resistenza.
Questa verità, oggi dimenticata, deve tornare ad essere tramandata: sulle montagne e nelle città combatterono insieme cattolici, comunisti, azionisti, socialisti e soprattutto gli autonomi, in molti casi badogliani o monarchici. Fazzoletti rossi, verdi, bianchi e azzurri, e uniformi a comporre il vero arcobaleno nazionale in difesa dei valori libertari e democratici.
Quei valori che emersi durante la lotta di Liberazione oggi si animano nella carta costituzionale. Carta frutto del lavoro incessante non di una parte, ma dell’insieme delle forze democratiche italiane.
È storia nota che nel dicembre del 1947 al primo congresso dei Partigiani Italiani che si svolse a Roma, questi si divisero andando a formare la Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL con cattolici e autonomi), la Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP composte da azionisti e socialdemocratici) e l’ANPI (con i comunisti). Da quel momento gli storici si divisero cercando di “ricostruire” storie egemoniche di parte, vantando successi e rilevanze, arrivando a fornire numeri e “stampare” tessere per rinforzare bande e formazioni postbelliche. Abbiamo dimenticato che comunisti, cattolici, autonomi, azionisti e socialisti furono anime paritarie e che fino agli anni ’90 del Novecento non mancarono mai di “marcare” i propri spazi di influenza.
Oggi storicizzata quella vicenda, deve tornare in primo piano quell’arcobaleno di fazzoletti per difendere la democrazia e la libertà, smettendo di dividere il campo in ricordi sbiaditi o “revisionati”. Ricordare che l’Italia democratica e repubblicana è nata con il contributo di tutti gli uomini e le donne che seppero nelle diversità, combattere il nazifascismo.
Il 25 aprile deve diventare dunque festa di tutti coloro che si riconoscono in valori quali la libertà, l’accoglienza, l’abbattimento dei muri e delle barriere, l’ascolto, il rispetto del prossimo e del diverso.
E infine un passo avanti: chi si riconosce oggi nella festa della Liberazione deve smettere di chiudersi nella gabbia dell’antifascismo, finire di guardare solo alla storia e iniziare ad affrontare le sfide del presente.

Viva la Libertà, Viva L’Italia.

Associazione Toscana Volontari della Libertà
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